venerdì 17 luglio 2009

SM 1447 --- Il Sole come amico

Giorgio Nebbia

--- Il Sole non è pericoloso, se non per le scottature della pelle ---

Il testo che segue è la rielaborazione e l'aggiornamento della oonferenza tenuta 1l 14 settembre 1989 nell'ambito dei "Colloqui di Dobbiaco 1989"

Nella prolusione all'anno accademico 1903-1904 dell'Università di Bologna, Giacomo Ciamician, professore di chimica in quella Università, disse: "Il problema dell'impiego dell'energia raggiante del Sole si impone e s'imporrà anche maggiormante in seguito. Quando un tale sogno fosse realizzato, le industrie sarebbero ricondotte ad un ciclo perfetto, a macchine che produrrebbero lavoro colla forza della luce del giorno, che non costa niente e non paga tasse !". E, vorrei aggiungere, non ha padrone ! Pochi anni dopo, nel 1912, in una conferenza tenuta negli Stati Uniti, lo stesso professore affermava: "Se la nostra nera e nervosa civiltà, basata sul carbone, sarà seguita da una civiltà più quieta, basata sull'utilizzazione dell'energia solare, non ne verrà certo un danno al progresso e alla felicità umana !".

Quando sono state pronunciate queste parole il consumo totale mondiale annuo di energia era di poco più di un miliardo di tonnellate equivalenti di petrolio (circa 45 esajoule); esso era salito a circa 2 miliardi di tep/anno (circa 90 EJ/anno) nel 1950 ed è oggi, nel 2008, di 11 miliardi di tep/anno (circa 470 EJ/anno).

L'odierno consumo di energia --- e la produzione e il consumo delle macchine che divorano questa energia e delle merci fabbricate trasformando le risorse naturali con questa energia --- sono accompagnati da conseguenze che si riconoscono non più soltanto a livello locale --- la "nera e nervosa civiltà" --- ma che si fanno sentire a livello planetario.

Le riserve di fonti di energia, di minerali, di foreste, la perdita di fertilità delle terre coltivabili, l'inquinamento dell'aria e delle acque, inducono a chiederci se è possibile continuare su questa strada senza compromettere le condizioni di vita e di salute delle generazioni future. Sempre più spesso ci si interroga sulla possibilità di realizzare una società con uno sviluppo umano capace di soddisfare i bisogni di alimenti, abitazioni, energia, beni materiali, ma anche salute, libertà, dignità, indipendenza, bellezza, della nostra generazione attraverso un uso delle risorse naturali --- minerali, combustibili fossili, acqua, foreste, terreno coltivabile, ecc. --- che lasci alle generazioni future condizioni tali da assicurare loro una vita dignitosa e soddisfacente.

Le attuali tendenze dei consumi di risorse naturali sono tali da far pensare che le generazioni future dovranno far fronte ad un impoverimento dei "beni ambientali" e addirittura a disastri ecologici di dimensioni non immaginabili. Al fianco delle possibili crisi ambientali se ne prospettano altre, di carattere politico e sociale, dovute alla maniera ineguale e ingiusta con cui l'energia è usata nel mondo. Circa 3000 milioni di terrestri consumano circa 8 miliardi di tep/anno e ai restanti circa 3700 milioni di abitanti della Terra rimangono a disposizione circa 3 miliardi di tep/anno.

Sembra quindi abbastanza ragionevole che i paesi che finora hanno avuto a disposizione pochissima energia reclamino una proporzione maggiore dell'energia consumata complessivamente nel mondo. E' possibile tracciare vari scenari di tale più giusta distribuzione, ma tutti inevitabilmente portano ad un aumento dei consumi totali di energia attraverso l'uso di crescenti quantità di combustibili fossili. Allo stato attuale delle conoscenze l'energia nucleare non solo non è destinata a giocare un ruolo importante nel futuro energetico, ma è destinata ad un inarrestabile declino, e già così lascia una drammatica eredità di scorie e residui radioattivi con cui dovranno fare i conti le generazioni future.

Ma il consumo di combustibili fossili produce gravi effetti ambientali, in parte locali (inquinamento dovuto a varie sostanze nocive, piogge acide con danni alla salute e alla vegetazione, inquinamento termico, ecc.), in parte planetari, soprattutto mutamenti climatici dovuti all'aumento della concentrazione dell'anidride carbonica atmosferica ("effetto serra"). Già al livello degli attuali (2008) consumi di "appena" 11 miliardi di tep/anno vengono immessi ogni anno nell'atmosfera circa 25 miliardi di tonnellate di anidride carbonica; anche considerando i meccanismi di autodepurazione dell'atmosfera si osserva un aumento della concentrazione dell'anidride carbonica atmosferica di oltre due parti per milione in volume all'anno: da circa 315 a 385 parti per milione in volume (micromoli per mole) nel periodo dal 1958 al 2008. Come è noto, un ulteriore aumento di questa pur piccolissima concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera comporta una modificazione del delicato equilibrio fra energia solare che raggiunge la Terra e calore re-irraggiato dalla Terra, con conseguente aumento del calore trattenuto dentro l'atmosfera e della temperatura media della Terra.

Il pianeta non può sopportare le alterazioni climatiche ed ecologiche corrispondenti ad un sensibile aumento (per esempio ad un raddoppio) dell'uso di combustibili fossili. Tanto più che tale aumento porterebbe ad un rapido impoverimento delle riserve di idrocarburi con conseguenti crisi economiche e politiche e comunque in contrasto con gli interessi delle generazioni future. Ci sono già dei tentativi di far resuscitare l'energia nucleare come possibile mezzo per ottenere energia senza immissione di anidride carbonica nell'atmosfera, ma si è già ricordato che l'eredità di residui radioattivi che tale soluzione lascerebbe è in contrasto con un accattabile sviluppo umano futuro che tale può essere soltanto ricorrendo in maniera crescente e determinante alle fonti di energia rinnovabili che tutte dipendono dal Sole; una società del futuro deve essere almeno in gran parte solare. Dal punto di vista energetico e tecnico-scientifico l'avvento di una società solare è del tutto possibile, come mostrano poche cifre.

L'intensità della radiazione solare che arriva ogni anno sulla superficie della Terra equivale a circa 80.000 miliardi di tep, ed è quindi quasi ottomila volte superiore a quella consumata ogni anno nel mondo e superiore anche a tutte le riserve di carbone, petrolio, gas naturale e uranio messe insieme.

Di questi 80.000 miliardi di tep/anno circa 25.000 raggiungono le terre emerse e circa 55.000 raggiungono gli oceani. L'energia solare tiene in moto il grande ciclo dell'acqua: una parte dell'acqua in circolazione scorre sulle terre emerse e ritorna al mare; questo flusso ha un "contenuto" potenziale medio di circa 10 miliardi di tep/anno, anche se solo una parte limitata può essere ricuperata come energia idroelettrica e solo una parte minima (circa 0,15 miliardi di tep/anno, pari a circa 3000 miliardi di kilowattore/anno) e' attualmente in effetti ricuperata come tale. La seconda grande funzione "naturale" dell'energia solare è la "fabbricazione" per fotosintesi di biomassa vegetale: circa 100 miliardi di tonnellate/anno negli oceani e circa 100 miliardi di t/anno sulle terre emerse a spese di circa 400 miliardi di t/anno di anidride carbonica tratta dall'atmosfera; tale anidride carbonica quasi totalmente ritorna nell'atmosfera in breve tempo, nel corso del ciclo del carbonio.

Ai fini dell'utilizzazione "umana" dell'energia solare va notato subito che l'intensità della radiazione solare è maggiore nei paesi meno abitati e in quelli sottosviluppati che sarebbero quindi favoriti da un crescente ricorso a questa fonte di energia: una società solare contribuirebbe quindi a ristabilire una forma di giustizia energetica fra i diversi paesi della Terra. Come affermò già nel 1912, nella conferenza già ricordata, il prof. Giacomo Ciamician dell'Università di Bologna, "i paesi tropicali ospiterebbero di nuovo la civiltà che in questo modo tornerebbe ai suoi luoghi di origine".

Immaginiamo di progettare una società tutta solare con gli attuali consumi di energia. Calcolando una intensità media della radiazione solare di circa 100.000 tep/anno per km2, l'attuale consumo globale di energia equivale all'energia solare raccolta da una superficie di circa 100.000 km2. La superficie effettiva di raccolta dovrebbe essere almeno dieci volte superiore perché l'efficienza di trasformazione di molti dispositivi solari è abbastanza basso. A prima vista si tratta di superfici enormi, ma non è così.

Prendiamo il caso dell'Italia, con la sua superficie di 300.000 km2. Il fabbisogno energetico italiano attuale (2008), poco più di 180 milioni di tep/anno, corrisponde all'energia solare che raggiunge circa 1800 km2. La superficie di raccolta, calcolando una resa di trasformazione del 10 %, dovrebbe essere circa 18.000 km2; la sola superficie delle terre coltivate in passato e ora abbandonate ammonta a circa 4000 km2. Per ottenere da cellule fotovoltaiche tutta l'elettricità usata attualmente (2008) in Italia (circa 300 miliardi di kilowattore/anno, di cui però 40 di origine idroelettrica) occorrerebbero circa 3000 km2 di campi di fotocelle. Non si tratta di superfici enormi neanche per un paese industrializzato e ad alta densità di popolazione come l'Italia. Più in generale si vede che esistono sul pianeta ampi spazi disabitati, con alto irraggiamento solare, che potrebbero essere utilizzati per la trasformazione della radiazione solare nelle forme di energia utili per fini umani e trasportabile nelle zone di utilizzazione.

La radiazione solare, e le fonti di energia da essa derivate, si prestano a fornire energia in tutte le forme a cui siamo abituati: si può ottenere calore a bassa, media e alta temperatura direttamente dal Sole; con questo calore è possibile scaldare l'acqua, le abitazioni, è possibile azionare frigoriferi e condizionatori d'aria, è possibile distillare l'acqua di mare per ottenere acqua dolce, con un contributo decisivo, così, del Sole alla sconfitta della sete che affligge molte zone tropicali e equatoriali costiere.

Ancora l'energia solare, mettendo in moto il ciclo dell'acqua e scaldando diversamente le varie parti del pianeta, crea le condizioni per cui è possibile ottenere energia meccanica e elettrica utilizzando lo scorrere delle acque sulla superficie terrestre; o utilizzando le differenze di temperatura fra gli strati superficiali caldi e quelli profondi freddi dei mari tropicali; o utilizzando la forza del vento o il conseguente moto ondoso, anch'essi alimentati dalle differenze di temperatura provocate dal Sole sulle varie parti della Terra.

E' possibile con i sistemi fotovoltaici ottenere energia elettrica direttamente dalla radiazione solare; è possibile trasformare l'energia elettrica di origine solare in altre forme, per esempio in idrogeno utilizzabile come combustibile o come materia prima per prodotti chimici. La radiazione solare, attraverso la fotosintesi, produce nella biomassa sostanze chimiche utili come materie prime o carburanti.

La letteratura su queste utilizzazioni dell'energia solare è sterminata; molte invenzioni risalgono a decenni fa e vanno dissepolte dall'oblio e sperimentate di nuovo alla luce dei progressi nei materiali e nelle tecniche. Se il Sole è davvero il nostro grande amico e alleato, i nemici della transizione stanno nella pigrizia delle idee correnti. L'energia solare ha comunque vari limiti; è distribuita irregolarmente nelle varie parti della Terra, nella varie parti del giorno e dell'anno, è molto diluita rispetto alla concentrazione delle attuali società industriali. Ma proprio qui sta anche la sua forza: è ormai chiaro che molti squilibri ecologici derivano proprio dalla concentrazione in spazi ristretti delle attività umane, dal superamento violento della "carrying capacity" di molti territori, per cui una società solare comporta una ridistribuzione e diffusione delle attività umane, un uso più razionale dei grandi spazi che pure il pianeta Terra ancora offre.

La più facile fra le forme di utilizzazione dell'energia solare è sotto forma di calore e la produzione di calore col Sole è stata la prima e la più sperimentata applicazione. Una piastra metallica di colore nero, coperta con una lastra di vetro ed esposta al Sole raccoglie la parte visibile della radiazione solare e la trasforma in radiazione infrarossa che resta "intrappolata" al di sotto del vetro, sulla piastra. Questo "effetto serra" consente di portare la piastra, d'estate, a temperatura fino a 80 o 90 gradi Celsius; con particolari accorgimenti è possibile scaldare un collettore solare anche a temperatura un po' superiore a 100 gradi Celsius. Se il calore della piastra nera viene trasferito ad una massa di acqua, che, per esempio, viene fatta circolare entro tubi appoggiati sulla piastra stessa, d'estate è possibile, con ogni metro quadrato di superficie del collettore solare, scaldare 100 litri di acqua da 20 a 45 gradi, oppure 50 litri di acqua da 20 a 70 gradi Celsius. D'inverno il riscaldamento ottenibile è molto più modesto.

Per il riscaldamento dell'aria all'interno degli edifici piu' che i sistemi "attivi" come quelli basati su collettori solari, si prestano bene i sistemi "passivi" realizzati progettando gli edifici in modo da massimizzare la quantita' di radiazione solare che, anche d'inverno, entra nell'edificio, facendola eventualmente assorbire da speciali materiali capaci di immagazzinare calore anche a bassa temperatura. Una societa' solare dovrà inventare nuovi modi di progettazione degli edifici; con una appropriata espoisizione al Sole, con la creazione di spazi esposti al Sole e di spazi in ombra, è possibile ottenere spazi ventilati d'estate e caldi d'inverno, è possibile migliorare molto l'illuminazione dei locali. Gli alti sprechi di elettricita' per l'illuminazione e di elettricita' e di combustibili per il riscaldamento sono il risultato di una scadente progettazione. Il passaggio ad una società solare si traduce quindi anche in una diminuzione degli sprechi di energia, a parità di servizi, e comporta una revisione della diffusione nel territorio e della tipologia degli spazi di abitazione e di lavoro.

Con la radiazione solare è possibile trasformare per distillazione l'acqua di mare in acqua potabile. Milioni di kilometri di coste sono toccate dall'acqua dei mari e non hanno acqua dolce e in generale la situazione è tanto peggiore quanto più ci si trova nella fascia centrale della Terra dove è maggiore l'energia solare disponibile. I distillatori solari sono dispositivi relativamente semplici nei quali, in uno spazio chiuso coperto da lastre trasparenti, l'acqua marina viene esposta alla radiazione solare e evapora, condensandosi poi sotto forma di acqua priva di sali che viene recuperata. I distillatori solari hanno il vantaggio di utilizzare il calore solare a mano a mano che diventa disponibile e, nei dispositivi più efficienti, è possibile utilizzare il 50 per cento di tale calore per far evaporare l'acqua. Con un distillatore solare della superficie di un metro quadrato è possibile ottenere circa 1000 litri di acqua dolce all'anno.

Meno favorevole si presenta, invece, la possibilità di ottenere calore ad alta temperatura con sistemi a specchi per la concentrazione del calore solare; i tentativi di far funzionare delle centrali termoelettriche con collettori a specchi non hanno finora avuto molto successo; il Sole da il massimo di se se gli si fanno fare su scala umana le cose che sa già fare bene su larga scala e male si adatta alle dimensioni e ai caratteri delle macchine (per esempio le centrali termoelettriche) sviluppate per forme più concentrate di energia, come sono i combustibili fossili.

La maniera migliore per ottenere elettricità dal Sole è quella basata sulle celle fotovoltaiche che consentono di produrre da 100 a 150 kilowattore di elettricità all'anno per ogni metro quadrato di superficie di fotocelle esposte al Sole; ogni anno nel mondo aumenta il numero di impianti fotovoltaici e la loro potenza. Sono ormai normali centrali di decine di migliaia di kilowatt di potenza e il costo di tali centrali sta continuamente diminuendo, avvicinandosi al costo della centrali tradizionali. E, a differenza di queste ultime, le centrali fotovoltaiche solari non hanno bisogno di combustibili e non producono effetto serra o scorie radioattive.

La cosa comunque che il Sole sa già fare bene, senza macchine, su larga scala e con notevole efficienza, è "fabbricare" materia organica attraverso i processi di fotosintesi: la materia organica è costituita da zuccheri, amido, cellulosa, lignina, sostanze proteiche, grassi, eccetera, una straordinaria varietà di molecole su molte delle quali abbiamo ancora conoscenze appena approssimative e quasi nulle per quanto riguarda le potenziali applicazioni umane. La biomassa vegetale ha dentro di se, "incorporata", l'energia che il Sole ha messo a disposizione per la sua sintesi e tale energia restituisce bruciando.

Nei climi temperati si può stimare che da un ettaro di foresta o di terreno coltivato è possibile ricavare ogni anno l'equivalente di oltre 10 tep sotto forma di sostanza organica --- e senza alcuna macchina. Ciascuna delle sostanze presenti nella biomassa è utilizzabile direttamente come combustibile o trasformabile in fonti di energia commerciali (come gas o liquidi combustibili) e sempre più spesso si parla di coltivazioni o piantagione energetiche, progettate proprio per ottenere combustibili o materie alternative a quelle ricavate dal petrolio, anche se questi progetti vanno sottoposti ad attento scrutinio per verificarne la compatibilità ecologica.

Il vento rappresenta un'altra delle fonti di energia derivate dal Sole. L'energia solare riscalda le varie parti delle terre emerse e dei mari in una maniera disuguale che dipende dalle stagioni, dalla latitudine, dalle condizioni della superficie del terreno. Le masse d'aria che sovrastano territori a differenti temperature scorrono da una zona all'altra e generano i venti che si possono così considerare l'effetto meccanico del funzionamento di giganteschi collettori solari.

Un'elica o un sistema di pale rotanti esposti al vento si mettono in moto quando la velocita' del vento supera un valore minimo, in genere di una diecina di kilometri all'ora. Da questa velocità in avanti un motore a vento recupera l'energia del vento con un rendimento che dipende dalla superficie delle pale e dalla terza potenza della velocità del vento. I motori eolici possono andare da delicate macchine con eliche di grande diametro, a piccoli rotori fabbricabili con tecnologie intermedie. La forza del vento si manifesta non soltanto come moto di grandi masse d'aria, ma anche come moto di grandi masse d'acqua superficiali sotto forma di onde derivanti anche'esse, quindi, dall'energia solare.

La quantità di energia ricuperabile dipende dalla differenza di altezza fra la cresta e l'avvallamento dell'onda: nelle coste di fronte ai grandi oceani si ha un moto ondoso ampio e regolare la cui forza può essere "catturata" con vari dispositivi, alcuni dei quali stanno già superando il collaudo dell'applicazione industriale.

Si è già detto che il più grande collettore solare è costituito dagli oceani; in molte zone della Terra la radiazione solare scalda la superficie dei mari al punto da determinare una differenza di temperatura, che può arrivare anche a 20 gradi Celsius, fra gli strati superficiali caldi e quelli freddi profondi. Sono già stati costruiti dispositivi nei quali l'acqua fredda viene sollevata dagli strati profondi degli oceani e portata a contatto con l'acqua superficiale più calda in una macchina termica capace di trasformare, con un rendimento del 2 - 3 per cento, questo piccolo salto termico in energia elettrica.

Si è già detto che il calore solare fa evaporare e condensare ogni anno 500.000 miliardi di tonnellate di acqua dalla, e sulla, superficie dei mari e dalle terre emerse. 100.000 miliardi di tonnellate ricadono sulle terre emerse e circa 40.000 miliardi di metri cubi scorrono sulla superficie dei continenti nel loro ritorno al mare superando talvolta grandi dislivelli. Più volte si è pensato di recuperare una parte dell'energia meccanica incorporata nel moto delle acque sotto forma di energia idroelettrica, rinnovabile.

In genere i grandi fiumi e le grandi montagne sono nelle zone disabitate come le zone tropicali e equatoriali, la Groenlandia, l'Asia centrale. Una parte dell'energia di queste risorse potrebbe essere trasformata in energia elettrica che potrebbe essere trasportata nelle zone dove è maggiore la richiesta, o potrebbe essere trasformata per elettrolisi in idrogeno da trasportare con condotte, o che potrebbe essere utilizzata sul posto attraendo nuove attività dai paesi già oggi congestionati.

Anche in questo caso si puo' andare da grandi impianti al recupero dell'energia da piccoli salti di acqua con turbine idrauliche relativamente semplici. Finora spesso l'energia elettrica è stata recuperata con interventi sul territorio sconsiderati dal punto di vista ecologico. Le proposte dalla società solare presuppongono di utilizzare il Sole in maniera compatbile con i suoi caratteri e con le grandi leggi della natura.

Per la maggior parte dei problemi tecnico-scientifici associati alla transizione ad una società solare esiste già una risposta: altre possono essere pensate e inventate. Alle proposte di costruzione di una società solare viene obiettato sempre che il calore, o l'elettricità, o i combustibili ottenuti dal Sole e dalle fonti rinnovabili hanno un costo eccessivo rispetto a quello delle corrispondenti forme di energia ricavate dalle fonti non rinnovabili, scarse, esauribili. Secondo le regole della contabilità tradizionale ciò in genere è oggi vero, ma dipende dal fatto che nell'analisi dei costi delle fonti energetiche attuali non viene contabilizzato né il costo dell'inquinamento per la nostra generazione, né il costo, per le generazioni future, dell'impoverimento delle riserve di combustibili fossili.

Inoltre non si tiene conto che quanto maggiore sarà la diffusione delle tecnologie solari, quanto minore sarà, per effetto di scala, il loro costo e il costo dell'energia. L'avvento di una "neoeconomia" capace di integrare la contabilità monetaria con quella "naturale", mostrerà che esiste una convenienza anche in termini contabili a ricorrere alle fonti di energia derivate dal Sole.

La transizione ad una società solare, inoltre, è la grande occasione per razionalizzare macchinari, processi, mezzi di trasporto, strutture urbane, in modo che siano meno consumatori e distruttori di energia, a parità di servizio "umano" fornito.

Vi è una sola osservazione importante che deve guidare i progettisti della futura inevitabile società solare: proprio per il carattere diffuso e diluito della fonte di energia, le opere di raccolta dell'energia in forma utile su scala umana sono destinate ad avere superfici molto grandi e possono provocare anch'esse effetti ambientali negativi. Molti sostenitori dell'energia solare --- ed io stesso mi metto fra questi --- pensano alla possibilità di regolare il corso dei grandi fiumi con la creazione di laghi artificiali, dighe, centrali idroelettriche; tali opere, coerenti con il progetto solare, possono peraltro avere effetti disastrosi --- come è già avvenuto --- sugli equilibri delle foreste pluviali o delle valli montane se non sono progettate in maniera del tutto diversa da quella finora seguita per le grandi centrali idroelettriche.

E' possibile utilizzare la forza del moto ondoso con opere di captazione negli estuari o lungo le coste, ma tali opere possono provocare effetti erosivi e alterazioni ambientali quando la loro dimensione diventa molto grande ed estesa, come è richiesto dalla bassa densità dell'energia del moto ondoso per kilometro di costa. E' possibile trarre carburanti e materie prime per l'industria chimica dalla biomassa e da colture "energetiche", ma sarebbe un errore pensare a tali colture con i criteri della agricoltura intensiva, o a spese delle foreste, come si propone oggi; è possibile coltivare i deserti, dove è elevata la radiazione solare, ma occorre evitare gli effetti ecologici negativi che si sono già osservati nell'introduzione di monocolture "economiche" al margine dei deserti.

Distruggere le foreste per creare coltivazioni di canna da zucchero da cui trarre alcol etilico carburante sarebbe una vera follia ! Se da una parte occorre preparare l'avvento di una società basata sul crescente ricorso all'energia solare, attraverso perfezionamenti e innovazioni tecnico-scientifici sui processi e sui materiali, occorre far crescere una cultura ecologica e territoriale capace di verificare e anticipare i danni che alcuni di tali processi possono arrecare al pianeta nel suo complesso.

Anche nel caso del Sole e delle fonti energetiche non rinnovabili, il criterio della corsa al minore costo monetario o al successo tecnico-commerciale o consumistico può far cadere in trappole che vanificano il progetto guida che deve essere quello dello sviluppo umano.

Nel 1934, nel suo libro "Tecnica e cultura", Lewis Mumford ha descritto tre "ere" della società umana. La prima durata molti secoli, era l'epoca eotecnica, nella quale lo sviluppo era basato sull'uso delle fonti energetiche e dei materiali da costruzione offerti dalla natura: il legno, il moto delle acque, la forza del vento. Nel corso del 1600-1700 si è affermata una società paleotecnica --- estesa fino al suo, e al nostro attuale, tempo --- di cui Mumford denunciava gli aspetti negativi, una società basata sulla rapina delle risorse non rinnovabili, sul carbone e sul petrolio, sui metalli, caratterizzata dalla bruttura e dalla sporcizia, l'"impero del disordine". Mumford auspicava l'avvento di una società neotecnica, diversa e nuova, caratterizzata da un ambiente pulito e non inquinato, da città più ordinate e meno violente, da un uso più razionale delle risorse naturali; la transizione dalla società paleotecnica a quella neotecnica sarebbe stato possibile attraverso l'utilizzazione delle fonti di energia naturali, rinnovabili e non inquinanti, come l'energia del Sole, del vento, delle acque, che avrebbero reso possibile anche un crescente ricorso all'energia elettrica. Tale sviluppo sarà possibile soltanto adottando nuovi rivoluzionari tipi e forme di nuove energie, di nuove merci, di nuovi consumi, di nuove città, di nuove regola economiche, secondo il progetto "neotecnico" di cui Mumford parlava, inascoltato, oltre mezzo secolo fa !

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